{"id":506,"date":"2011-09-20T10:43:18","date_gmt":"2011-09-20T08:43:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.acquaborra.it\/blog\/?p=506"},"modified":"2012-07-08T16:29:13","modified_gmt":"2012-07-08T14:29:13","slug":"profumo-di-mosto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.acquaborra.it\/blog\/profumo-di-mosto\/","title":{"rendered":"Profumo di mosto"},"content":{"rendered":"<p><a rel=\"attachment wp-att-505\" href=\"http:\/\/www.acquaborra.it\/blog\/?attachment_id=505\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-505\" title=\"Foto0306\" src=\"http:\/\/www.acquaborra.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Foto0306-e1316508008698.jpg\" alt=\"\" width=\"120\" height=\"90\" \/><\/a>Ho ancora, nelle mani, il gradevole profumo del vino nascente. Ho, infatti appena finito di \u201c<em>svinare\u201d<\/em>. Cosa vuol dire? Bene, vi racconto dall&#8217;inizio come faccio a fare il vino.<\/p>\n<p>Dopo una stagione come quella di quest&#8217;anno abbastanza secca e notevolmente calda siamo arrivati alla vendemmia con un anticipo di una quindicina di giorni rispetto alla norma. In compenso la qualit\u00e0 dell&#8217;uva quest&#8217;anno \u00e8 risultata particolarmente buona. Questo per effetto anche dell&#8217;attivit\u00e0 che ho praticato con cura meticolosa a met\u00e0 dello scorso luglio, e cio\u00e8 la cosiddetta \u201c<em>vendemmia verde\u201d<\/em>. Si tratta di fare una selezione dei grappoli ad inizio \u201c<em>invaiatura\u201d <\/em>(epoca in cui gli acini cominciano a colorarsi). Ho lasciato infatti per ogni tralcio un solo grappolo ed eliminato quelli malformati o non perfettamente sani. Questa operazione porta ad una diminuzione della quantit\u00e0 in favore della qualit\u00e0. Durante la vendemmia, infatti,  ho trovato grappoli grandi e ben graniti come da tempo non ne vedevo. Una vera soddisfazione. Pochi grappoli ed il cestello era gi\u00e0 pieno. Nell&#8217;arco di una giornata ho vendemmiato.<\/p>\n<p>Portata l&#8217;uva a casa con il mio trattorino ho cominciato a riempire il tino con il mosto che ottengo passando l&#8217;uva dalla \u201c<em>diraspatrice\u201d<\/em>. Un attrezzo meccanico munito di griglia e palette rotanti che provvedono a schiacciare e separare i chicchi dal raspo. Inizia da ora il viaggio che &#8211; attraverso un complesso processo chimico &#8211;  trasformer\u00e0 il succo dell&#8217;uva in vino.<\/p>\n<p>La prima fase di questo processo \u00e8 la fermentazione alcolica o primaria, durante la quale lo zucchero contenuto nel succo dell&#8217;uva viene convertito  in alcol etilico sviluppando anidride carbonica che produce il classico gorgoglio per effetto del quale, in gergo, si dice che il tino comincia a<em> \u201cbollire\u201d<\/em>. Durante questo processo,  le parti solide del mosto (bucce) si concentrano verso l&#8217;alto formando il cosiddetto \u201c<em>cappello\u201d. <\/em> Una volta raggiunta la superficie &#8211; e quindi in contatto con l&#8217;aria &#8211; le bucce costituiscono un serio fattore di rischio per la sanit\u00e0 del vino e per lo svolgimento della fermentazione. A contatto con l&#8217;aria le bucce tendono a seccarsi e, ancor peggio, si possono sviluppare fenomeni di acescenza e componenti negativi, come la muffa, danneggiando quindi il vino. Per questo motivo \u00e8 di fondamentale importanza che le bucce siano sempre immerse completamente nel vino, mantenendole costantemente bagnate ed evitando il contatto con l&#8217;ossigeno.<\/p>\n<p>Per ovviare a questo inconveniente,  occorre, due o tre volte al giorno, a intervalli regolari e per tutto il periodo delle fermentazione, effettuare l&#8217; operazione della <em>\u201cfollatura\u201d<\/em>, che consiste nell&#8217;affondare le bucce nel vino che faccio per mezzo di un attezzo che mi sono costruito, grezzo ma utile allo scopo. Oltre questa operazione, ogni tanto, faccio anche la \u201c<em>rimonta\u201d<\/em> che consiste nel prelevare mosto liquido dal fondo del tino e versarlo sopra il \u201c<em>cappello\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Sono passati nove giorni, e le parti solide hanno cominciato a depositarsi sul fondo segno che la trasformazione degli zuccheri in alcool \u00e8 quasi terminata ed \u00e8 giunto, pertanto, il momento di  \u201c<em>svinare\u201d<\/em>. Questa operazione consiste nella separazione del vino dalle vinacce. Come faccio? Attraverso il rubinetto posto alla base del tino faccio uscire il vino in una vaschetta e con l&#8217;aiuto di una pompa,  travaso il vino pulito in altri contenitori fino ad esaurimento. Nel tino rimangono solo le parti solide (vinacce) le quali leggermente pressate danno ancora un po di vino da aggiungere all&#8217;altro. Ripulisco accuratamente il tino che \u00e8 cos\u00ec di nuovo pronto ad accogliere il vino pulito.<\/p>\n<p>Nel frattempo ho prelevato un campione di vino da consegnare all&#8217;enologo per le analisi. Anche quest&#8217;anno i risultati sono stati soddisfacenti. Il vino \u00e8 analiticamente a posto con gradazione alcolica intorno ai 13\u00b0, niente male, direi. Ho chiuso, quindi, ermeticamente il tino ed inserito il tappo colmatore che lascia uscire l&#8217;eventuale anidride carbonica residua ma non fa entrare l&#8217;aria lasciando cos\u00ec che il vino cominci  la fase di maturazione. Dovr\u00f2 fare ancora due o tre travasi ed in primavera avr\u00f2 la soddisfazione di assaggiare il mio vino genuino, naturale come pi\u00f9 non si pu\u00f2.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho ancora, nelle mani, il gradevole profumo del vino nascente. Ho, infatti appena finito di \u201csvinare\u201d. Cosa vuol dire? Bene, vi racconto dall&#8217;inizio come faccio a fare il vino. 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